Il signor Lunatico ama molto gli animali. Il problema è li ama vivi, mentre la moglie Bruna non li disdegna neppure arrosto su una bella tavola imbandita. Avvicinandosi il Natale, l'altro giorno la signora Bruna disse a Lunatico:
"E' ora di uccidere il tacchino; lo farò una delle prossime mattine".
Il tacchino in questione, ben ingrassato, scorrazzava libero nell'aia di famiglia.
"No! -disse Lunatico disperato- non potrei dormire la notte sapendo che il giorno dopo tu sgozzerai il tacchino!"
La signora Bruna, sempre sensibile ai sentimenti di Lunatico, ma ben conscia che il tacchino arrosto a Natale lo avrebbe mangiato volentieri anche lui, gli venne incontro:
"Facciamo così: io ti prometto che ucciderò il tacchino un giorno della settimana prossima, ma solo a condizione che tu, la notte prima, non possa prevedere con assoluta certezza che il fatto avverrà il giorno dopo. In questo modo potrai dormire tranquillo".
Lunatico ci pensò un po' sopra poi disse: "Va bene" e se ne andò via tranquillo e sorridente. Secondo un ragionamento logico, sapendo che la moglie Bruna non mentiva mai e manteneva sempre le promesse, egli era infatti arrivato alla conclusione che il tacchino non poteva essere ucciso. Il suo ragionamento fu più o meno questo: "Se arrivassimo a sabato sera della settimana prossima che il tacchino è ancora vivo, Bruna dovrebbe per forza ucciderlo domenica, avendo promesso di farlo in settimana. Ma in questo modo il sabato notte io saprei con certezza che l'"omicidio" avverrebbe il giorno dopo, e lei avrebbe mancato alla sua promessa. Quindi domenica il tacchino non può essere ucciso. Ora, se arrivassimo a venerdì sera che il tacchino è ancora vivo, non potendo essere ucciso domenica, dovrebbe essere ucciso per forza sabato, ma allora anche in questo caso io conoscerei con certezza il giorno dell'esecuzione già dalla notte prima. Per cui il tacchino non può essere ucciso il sabato. Se arrivassimo al giovedì sera che il tacchino è ancora vivo, non potendo essere ucciso il sabato e la domenica, dovrebbe essere ucciso per forza il venerdì, e allora.......
Procedendo a ritroso Lunatico arrivò a concludere che il tacchino non poteva essere ucciso neppure il giovedì, il mercoledì e neppure il martedì. Restava a questo punto solo il lunedì, ma anche in questo caso egli avrebbe saputo con certezza la domenica sera che il fatto sarebbe avvenuto all'alba del giorno dopo. Unica conclusione possibile: "per mantenere fede alla propria promessa Bruna non ucciderà il tacchino". Lunatico fu tanto felice del proprio ragionamento che finì col dimenticarsi del tacchino. Dormì tranquillo e sereno finché la mattina di giovedì, svegliandosi, non vide più l'animale in cortile. Seppe poi che Bruna lo aveva sgozzato all'alba di quel giorno, pulito e messo a decantare con aglio e rosmarino. La promessa di Bruna era mantenuta, ma il tacchino aveva fatto la fine per la quale era stato allevato.
Lunatico si interrogò a lungo, poi, per capire cosa, nel suo ragionamento apparentemente logico, non avesse funzionato. Ma non trovò risposta.


Sapreste aiutarlo? Sapreste dire cosa non funzionava in quella concatenazione di passaggi logici che lo portò a ritenere impossibile l'uccisione del tacchino? Spedite la risposta (oppure chiedetela) a paolob@pianeta.it

Sono sicuro che troverete la spiegazione, così come sono sicuro che le affermazioni di queste due righe sono tutte false.

A presto!


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