I. Dolente e penosa; bruciante, la
poesia: in essa le esperienze dolorose son oi segreti dell'anima, intorno a
un grido nude. Il volto e gli occhi degli esseri viventi si
sacralizzano in uno spazio più grigio e/o quasi bianco per
accostarsi a vedere e guardare una porta aperta e una porta che si apre:
"Sull'orizzonte osservavamo il sole adagiarsi" ("Insieme"). Stringere,
mentre si apre la porta, l'Eternità e l'Essere. Così
guardano assiderati, con i becchi adagiati sugli alberi della Vita e della
Rivelazione.
Questi sogni che dell'infanzia - da quando un amano
significante non accarezza quella del piccolo che la cerca ansioso nel
vedere il significato deposto da orologi. sbilanciati appesi
all'universo della Galassia del Centauro androgino - e come centauro
che da androgino non gode di somiglianze, ma soffre della
divisione/suddivisione voluta dagli dèi:
II. "Voglio
risorgere a vita nuova" sino a divenire parte di un'onda ("Due Anime"). E
dirada le tenebre ("A te...") "Nella fiamma che ci ha consumato"
("Sublimazione"). "...Eccoti su una duna assolata" ("Centauro del
Tempo"). Mi viene in mente innanzitutto leggendo le pagine delle poesie
alternate alle illustrazioni dei tuoi dipinti un termine molto usato,
quello di "simbolico". I tuoi versi sono simboli di un'esistenza o
di una presenza assenti. Nelbuio, dopo la fiamma consumata
("Sublimazione") o sull'immensa duna assolata ("Centauro del Tempo") stai
solo; porti lo sguardo fino all alinea dell'orizzonte, la prima nel buio,
la seconda sotto un sole accecante, quindi simile alla prima; stai solo
come un cavaliere, stai solo assalito dal pensiero di questa presenza che
non c'è, né l'intravedi. Quell'esistenza la cerchi
interiormente e la cerchi anche in ciò che comunemente chiamano
"mondo", cioè in tutte le relazioni tra te come soggetto e gli altri
soggetti. Ogni volta che scrivi, ogni volta che dipingi, ogni volta che
mandi una lettera, ogni volta che parli in pubblico, in cui spieghi una
parte di te, che di-spieghi i tuoi vissuti, tenti di avvicinarti a quella
eterna assenza.
III. Io e altri ti saremo vicini; ma starai
solo col tuo "centauro", con i tuoi "orologi sbilanciati", con i tuoi
"fossili" - "maschere" - "l'oltre". Il tuo sguardo incrocerà i
nostri; non quello del tempo, che si stringe, che nel tuo divenire è
sempre più breve per te. Attraverso i tuoi simboli sei giudizio
e analisi del tuo io profondo, e sei implacabile; (perciò io non lo
sono da meno) Viva il silenzio e la solitudine, Cavaliere! Ad
altri l'illusione...
IV. A te la domanda che ritorna spesso
su chi sia la presenza assente, in questo mondo di merci,
accattivante e tragico.