Rossano
Onano
"Il senso
romanico della misura" Edizioni Tracce, Pescara, 1996
Dalla postfazione di Ubaldo
Giacomucci:
"... Grazie alla felice combinazione di senso e ritmo
in questo libro,... la poesia di Rossano Onano ci si presenta con una sorta
di forza evocatoria Magico-alchemica, in cui tuttavia anche l'ironia ha una
sua parte. E qui forse si schiude il senso (e il fulcro del modus
stilistico) di questa poesia: il tentativo di dominare il linguaggio
è comunque un tentativo riuscito, ma solo per un attimo, e tutta la
costruzione è in funzione di una "manque", che l'Autore in
realtà ben conosce e mostra al lettore: "Possediamo il senso
romanico della misura / e lunghe nicchie d'ombra ed una barocca paura"...:
"possedere il senso romanico della misura" ` proprio il preteso (o
presunto) dominio del senso da parte dell'uomo, che in realtà deve
accettare di essere composto di "lunghe nicchie d'ombra" (l'inconscio), e
di non poter dominare neppure "una barocca paura" (l'esistere e le scelte
dell'esistenza), figuriamoci poi il linguaggio, che costitutivamente lo
forma... In effetti in queste poesie/poema si compie un percorso complesso,
una sorta di storia onirica dell'umanità o di epica rovesciata, a
tratti quasi "eccentrico", nel senso che si adatta all'oggetto del
discorso, e diventa di volta in volta eccessivamente parentetico, o
marcatamente allusivo, o chiaramente "agito" dal lapsus o dal solecismo. In
questo modo figure mitiche o archetipe per l'umanità diventano
personaggi di un dramma che è in gran parte anche la ricerca del
senso dell'esistenza o del suo interrogarsi nell'uomo d'oggi...".