Il poeta
ha la rabbia e l'amore, occhio e mente presente, discorre del tempo e della
vita... Già ma chi è il poeta? Per dirla con le parole
dell'autore "un vero pazzo o un pazzo vero", dialettica allitterazione ma
anche e soprattutto emblematica contrapposizione tra la pazzia vera e la
pazzia non meno reale e imprescindibile di chi sceglie di somigliare ad un
pazzo respirando la forza e la genuinità di un sentire che lacera e
crea. A volte però si riesce a trovare calore e rifugio anche nel
ricordo, oppure nell'istante arcano e vitale in cui si contempla la
meraviglia inattesa dell'amore; l'amore che nasce dentro con infinita
dolcezza e prepotenza, obbligandoti a concludere che chi è solo è
nullità, aria contorta e distorta. Accade così che ci si
possa scoprire a volere e dovere sussurrare a qualcuno, nella realtà
e nel sogno: "Ho bisogno della tua follia/ accarezzata da sorrisi di
saggezza/ e della tua confusione/ domata da dita di solare
armonia...". E l'amore, velato, insistente, appagato, evocato,
immaginato, rincorso, pervade le liriche ed invade le stesse, come un filo
invisibile che lega le varie storie, i vari tracciati e tessuti poetici
della silloge, e lega la poesia al suo autore, i vari tracciati e tessuti
poetici della silloge, e lega la poesia al suo autore, come un cordone
ombelicale o come una vena pulsante di calore e nutrimento. La vita
spesso è rimpianto, certo, ma va comunque vissuta, perché è
tutto ciò che abbiamo. Va vissuta intensamente, nonostante tutto,
per potersi concedere il paradossale piacere di dire un giorno: "Solo il
soffio del vento/ il velo sonoro del tempo/ che sfiora orecchie stordite/
da stagnanti silenzi/ rimiangerò davvero..." E se a volte il tono
di Mugnaini è forte, fino a rasentare la crudezza, lo è per
la volontà di capovolgere, la voglia di far riecheggiare il grido
che esprime la rabbia e la fedeltà alla vita, comunque e qualunque
essa sia, il bisogno e l'anelito mai domo, la ricerca mai vinta, anche
quando tutte le mete appaiono al di là degli orizzonti del possibile
e un istante di poesia da assaporare ad occhi aperti sembra la chimera di
una chimera. Alcuni fiori nascono e crescono tra sterpi e rocce, a
dispetto della siccità e della scarsità di rugiada. Non
sappiamo se ciò si adovuto alla mera casualità, al fato, o ad
una scelta consapevole ed estrema. Della testarda e vitale presenza di
questi petali strani che schivano i terreni troppo molli e battuti
prendiamo atto però, ogni volta, con gioia e sorpresa. Con identico
stato d'animo accogliamo il dischiudersi dei colori e delle fragranze
robuste di questa silloge di Mugnaini, le cui radici sono alimentate dalle
vene limpide e profonde che scorrono sotto la scorza profonda della
sincerità