Marco Mastromauro "Cuba" Ibiskos Editrice, Empoli - 1996 - pp. 35 - L.
8.000
Edito dlla Ibiskus, configura un vivido affresco del Sud-America
lontano dal folclore da guida turistica. L'autore osserva, annota e
restituisce in poesia i caratteri vibranti di una popolazione provata ma
non rassegnata, sorpresa in un quotidiano che mescola ai giorni accaldati
un'incessante spinta di libertà. Malinconiche ma assai intense le
figure femminili, attraversate da una sottile carica erotica che non cade
mai nel morboso. Ai drammatici frammenti sociali fanno da contrappunto i
respiri sorprendenti della terra latina, segnata da "rissa di
ragazze" e dal profumo di guayaba sulle mani". Insomma, un
taccuino di viaggio in bilico tra sofferenza e magia, misurato attraverso
geometrie verbali sobrie, spesso raffinate. (di Francesca
Pacini)
Una lirica piena, passionale, preziosamente scolpita
fra "le ombre sul lungomare", gli scogli, e "un suono grave di tamburo". E
l'acqua è sempre nera, tristemente insidiosamente nera, scrosciante
e nera, silenziosa e nera. La passione per questo paesaggio impervio e
furente, malinconico e cromaticamente esaltato dalla propria bellezza, il
doloroso periplo degli abitanti, tragicamente coinvolti assieme ale cose,
nel destino di Cuba, sembra urlare persino all'alba, quando le minacciose
onde oceaniche sono ancora bianche, e al crepuscolo, mentre il tramonto si
stringe "fra le mura del porto". Un paesaggio sofferente, figure di donna
estremamente caratteriali, clima desertico e immobilità dei
monumenti, tutto sembra fremere di dolore, d'attesa e di rivolta, compresi
gli spettri e le paure. Una lirica dal piglio lorchiano, più
efficace di qualsiasi denuncia o semplice descrizione, limpida,
espressionista, delicata e coinvolgente: una drammatica melopea. (di
Duccia Camiciotti)
La raccolta "Cuba", di Marco Mastromauro,
è un "viaggio" poetico in America Latina, a contatto con la vita di
un mondo a noi lontano, eppure culturalmente assai vicino. In essa
confluiscono le esperienze, le passioni, gli ideali dell'autore, che canta
le «lacrime di rabbia» di questi popoli, trascinati in «fiumi di
macerie». Mastromauro, nel suo libro, manifesta una sensibilità
nuova, sorprendente, con una freschezza di ritmi e di immagini che non
scadono nella nota del pittoresco, ma rendono direttamente, col senso vivo
della tragedia umana, una permanente nota lirica che si impone nello stesso
dramma: "E il Sud del mondo aspetta / un timido risveglio, una cometa. /
Lungo i sentieri del silenzio / dal Mar delle Antille a capo Horn /
finchè la Storia, con forza, / di nuovo lo percuoterà /
sprigionando in alto le scintille". I piani temporali, passato e
presente, si alternano efficacemente, fondendosi in una proiezione
germinativa nel divenire, verso il futuro. Entrano così, nei suoi
versi, i dolori, le amarezze, la suprema tensione della speranza, le
passioni, i personaggi, i cieli, il mare, "la voglia di tornare su larghe
pianure". (di Giuseppe Possa)