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![]() | Giorgia Pollastri | ![]() |
Nata a Formignana, in provincia di Ferrara, risiede da
molti anni a Mestre dove lavora come logopedista.
Ha pubblicato sul
problema della sordità infantile; ha pubblicato: la raccolta Rime
filastrocche e poesie per bambini di tutte le vie, con prefazione di
Mario Lodi, per le Edizione del Leone, 1985; Notizie per una storia di
Formignana con prefazione del senatore Mario Roffi, Edizione Arstudio,
Ferrara, 1989; Piume con prefazione di Piera Piazza, Ed. Grafich
Hause, Mestre, 1993; il saggio Primo centenario: il tronco romanico
diventa campanile, Ed. Grafich Hause, Mestre, 1993; Ciclo-Kiklos
raccalta di poesie con prefzione di Luciano Menetto, traduzione in greco di
Niki Stavridi, collana i Poliglotti, Edizione Supernova, 1995.
E' in
corso di stampa la ricerca Storia del calcio a
Formignana.
Collabora a riviste letterarie ed è presente in
varie antologie. E' presidente del Gruppo Poesia Comunità di
Mestre.
Per contatti E-Mail:
fiffy@ve.shineline.it
Tuniche di clorofilla
per balli su lastre di
muffa
somigliano a emigranti
che sognano ritorni.
Radici
coagulano amore,
uccelli invernali
infrangono il sonno delle
nuvole
e ad un cenno
piombano sui quaderni immacolati.
Piccoli
semi dispersi
di parole
tracciano incerti passi
di
speranza
pulsa l'arteria nel silenzio
e le parole vibrano
in ritmo
col cuore.
Nel tempo
degli ulivi
bambini rincorrono
esili sogni.
Ancora
baluardi
ad incertezze mielate
- fragili stupori -
profanano canti
di croci
Complice violenza
rapida risale il poggio,
tra
germogli
torturati dai venti
dipinge dubbi
dissacra l'eco
e
conduce lacrime
al compagno.
Fermiamoci a ricevere
con braccia
nude
aromi liquefatti
di una
impalpabile
umanità.
La volpe sazia
fiuta controvento
cercando
riposo.
Riassumo
momenti di risate
quando cabale e
fatture
presagivano
spazi di voli.
E' ancora la
clessidra
col suo improrogabile fruscio
che conducela
mano
all'incastro dei sogni.
Linee liquefatte
colano dagli
angoli
lava e cera
sintesi e nodo
mentre rimangono ad
osservare
con sete di pianto
il riposo
della volpe
sazia.
Rapida, penetri
a bruciare nei sotterranei
di
scialbe vite
Assuefatta alla melma
dei singhiozzi
macini il
peso della terra
schiudi cumuli di pensieri
Rifiuti tronchi
violentati
oscilli tra pallidi grappoli
per adempiere attesi
riti
Sulla punta delle dita
dissolvi zolle di luna
e
nuovamente cancelli
dalle tracce del vento
un dolore che umilia
e
non purifica.
Musica vaga
scende
a tracciare
lineamenti
varcando cancelli
di cellule ignare,
supera
porte
sorvola argini.
pura
immagine
vaga
quale idillio
di feticci e
ritrova
parole rubate.
Riappare sui
volti
il ricordo
ed oscilla in silenzi
sgualciti.
Ritornano i
tempi tenaci
ed ancora più oltre
saremo noi,
saremo sempre
musica.
Non ci sono
farfalle a Venezia
quando la primavera irrompe
illuminando i ponti e
le calli
Volano solo i
gabbiani
allargano larghe
ali
ad abbracciare la
città
Non ci sono farfalle a Venezia
quando brillanno i
rossi gerani
sui balconi e colorano
muri scrostrati
d'abbandono.
Volano leggere sulle
onde
nere gondole che
spandono
nell'aria canti
melodiosi.
Non ci sono farfalle a Venezia
quando l'aria delle
campagne
si tinge di bianco - rosso e
blu
Ma oggi
nell'aria...
Bianche
farfalle
volano oggi a Venezia
mentre l'inverno
stende
un manto bianco
ad illuminare la città.
Il tuo jeans
beffardo vessillo
di tempi
agonizzanti
trema nel cielo grigio-rosa.
Utopia
impose
uniformi guerriere
a fianchi
di giovani
aironi.
Annaspo per sconnessi muri
mentre lo stupore
segue e
precede
l'antico salmodiare.
In questo Golgota,
in
equilibrio
sull'infinito inclemente
mentre ancora vacillano
ideali
Osservo da piccolo lucernaio
una fiamma di
candela:
srotola fili di speranza
sospesi su un'umanità in
coma.
Solo noi sapremo
riaccedendere un piccolo sole
nel cielo
grigio-rosa.
Comprimo le
tempie
per cancellare
tempi spinosi.
Tornano gli occhi
a
posarsi su chiuse stanze
che come fortezza atroci
celano ambigue
realtà.
Pulsa il sangue dubbioso,
voglio reprimere
l'incerto
termine.
Una fuga di lacrime
tacita
voci
arroventate
ed una infinita paura
ancora riempie lo stagno
dei
miei occhi.
Fuggono i sogni
nutriti da saturi legami
sull'eco
d'un debito impagato
vola un gufo silenzioso.
Ancora per poco
nel tempo che cancella
tornano le
tue orme
dal passato
- sei salda nel pensiero -
Ancora per
poco
però, e gli effluvi
si dissolveranno
mentre le
stelle
cominceranno a brillare.
E tu se qui
figura
immensa
figura immane
che tutto
avvolge
Ancora per
poco.
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