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Rossano Onano |
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Il senso romanico della misura 3
Le fate sono nel cortile collocate a corona
quando la più
eternamente giovane si alza, decide
di correre un minuetto intorno al
pozzo disposto
nel mezzo (i piani edilizi avevano una
geometrica
partitura, dal centro partivano lastre di
colorato
porfido, a raggiera);
le consanguinee la
seguono
conquistate, si forma una ellettica catena
garrula, non si
capisce da dove provenga la musica
che le accompagna; poi, dalle case
escono i bambini
svegliati, si accodano, hanno pigiami colorati,
ciascuno
porta una variante di danza, sguaiatamente gridano
le
filastrocche; allora, ad una ad una si accendono le luci, le
fineste si
spalancano, le donne hanno mestoli d'acqua
nelle mani, rovesciano il
contenuto sulla piazza, chiamano
i bambini, le fate si ricompongono in
cerchio, hanno
i capelli bagnati, convengono
silenziosamente
l'aspettazione del novilunio (poi, a quiete
ricomposta
compare un'alba freddissima, gli uomini escono
dalle
porte, ciascuno torna al lavoro usato;) noi non
sappiamo come il cortile
diventi deserto, subito, dove
possano trovare ricetto le dispendiose
presenze notturne.
Il senso romanico della misura 12
Noi ci siamo collocati supini, per
chiedere
pietà, abbiamo le mani volte a lei semichiuse:
allora
scioglie la benda bianca da kamikaze
sulla fronte, libera i forcuti
capelli mossi
alle spalle, perpendicolari, le braccia sono
leve
pensili, hanno artigli d'ancoraggio, approssima
il bacino tenendo chiusi
gli occhi, al contrario di
noi non mostra di sentire male
minimamente:
adopera all'uomo dolci terribili artifici
fino quando i
nostri pugni si chiudono, lasciano
fare, la nostra vendetta consiste in
questa fiera
resistenza passiva, prima o poi capirà
sarà
ricomposta a noi silenziosa, quasi chiusa.
Il senso romanico della misura 13
Avranno, le tue mani, spigoli d'ombra puntuti.
Li hai enumerati come
grani di rosario.
Con essi inconsapevole hai trattenuto i voli.
Ho
aderito alle mani come un ancoramento.
Ora mi accarezzi con una
acuta donazione.
Mani così bianche, tue, io non le ho viste
mai.
Ci sovrasta una ricambievole pudicizia.
Fra dita così
adunche vorrei ricomporre i voli.
Il senso romanico della misura 17
Le sentinelle si erano defilate, giocavano a carte
nella garitta,
avevano eseguito una preventiva provvista
di cordiale: il nemico
avanzò inutilmente circospetto
invase il cuore dell'accampamento,
i difensori dormivano
sotto la luna, dimostravano rapidi movimenti
oculari
mantenevano al petto i pugni chiusi: solo una
giovanissima
recluta vegliava presso il tizzone acceso, osservava
una
fotografia: uno degli assalitori si fece prossimo
tossì,
chiese il permesso di sedersi, disse la tua ragazza
è molto bella
io me la fare volentieri, la recluta
rispose questa non è la mia
ragazza ma è la mia mamma, allora
si guardarono, ognuno riconobbe
una colorazione
diversa delle divise, la stessa pelle aveva
connotazioni
barbaricine: non sappiamo come uno di essi levò al
cielo
la mano, la spalancò con una tentazione di sorriso,
l'altro
eseguì una medesima operazione, le palme si
toccarono,
fecero rumore, la notte stessa fu da quella
patteggiatura conturbata:
infatti si sollevarono i dormienti
si guardarono intorno come per una
attesa evenienza
riconosciuta, posero mano alle scodelle,
offrirono
il minestrone ai sopravvenuti, le liofilizzate porzioni
di
combattimento, il campo fu dalla cerimonia piacevolmente
stordito: (il
mattino lasciò di quella accomodazione pochissime
tracce, il
nemico era partito): (solo una giovanissima recluta
presentava la gola
fessa, il taglio partiva dal lato
mancino, la baionetta era stata quindi
impugnata dallo stesso
dipartito, un caso pietoso di anacronistico
vittimismo).
Il senso romanico della misura 22
Sentirai, mi disse, come una pressione
profonda di punta di pugnale
dentro
al cuore (non risposi che la comparazione
è per gli
umani poco proponibile). Sciolse
i capelli luminosi. Io sapevo
che
avrei sofferto la positura coatta
dell'ambiguo (gli occhi freddissimi)
le piume
d'ali convulse sopra le scapole alate.
Il senso romanico della misura 29
Non si capiva assolutamente chi fossero stati i vincitori
(l'arte
guerresca attraversava una contingenza involutiva)
(ciascuno dei
contendenti contava esausto gli scalpi posseduti)
(mancava una
valutazione insiemistica della partitura).
Quindi, attraverso i
bivacchi notturni disposti alla fabulazione
(i soldati erano allertati
dalle ruminazioni percettive)
sembrò sopravvenire un vento caldo
immobile, definitivo:
nessuno sapeva se l'indomani sarebbe
sopravvissuto.
Il senso romanico della misura 40
Le anime formano una fila lunga bianca, hanno
sopra la fronte una
sottile benda stretta, cantano
sommessamente, si tengono per mano, la
trasparenza
è tuttavia pervasa da un herpes doloroso, a
macchie
metameriche, viola come sulla tovaglia il vino
travasato,
avanzano lentamente, incontrano barriere
architettoniche coperte di
manifesti colorati, poi
finalmente una muraglia libera, la
oltrepassano
sollevate, solo l'ultima anima piccolina apre
la porta,
chiede permesso, incontra le consorelle dentro
l'edificio, fa quasi
freddo, l'anima più greve riconosce
la pianta a croce della
cattedrale, trasmette alla seconda
la notizia, tutta la fila lunga viene
informata, avanzano
infatti tranquillizzate, occupano il centro della
maggiore
navata, nessuno se ne avvede, siedono sopra l
panca
dell'abside, il chierichetto avverte una ventata di
anice
fresca e muffa recente di pino, si distrae, il prevosto
lo
richiama con una occhiata breve, porta a comimento
la funzione, la
popolazione dei prticanti esce, è quasi
sera, la cattedrale
è buia, il sagrestano chiude tutte
le porte, l'herpes viola ha
ricevuto lenimento, le macchie
sono diventate pallide, le anime
aspettano ancira, poi
la meno ineffabile si alza, dà il segnale,
passano
il muro, l'anima piccolina apre la porta sebbene
fosse
sprangata, la fila lunga si ricompone, è oramai
buio, si
allontanano e cantano sommessamente, la città
non aveva avuto
sentore di questa sortita, seguì
del resto una rara notte calma,
la gente rimase a lungo
svegliata, il medico di guardia non venne
disturbato.
Il senso romanico della misura 57
Ancora, inoffensiva, percorre le correnti calde
la lenta balena bianca,
smarrita dalla progressiva
declaciazione, ovvero dalla rastremazione
ilare
della calotta polare. Sappiamo la successione
diacronica di
ogni sistole geologica, la diastole
consecutiva, dolorosa. Eppure queste
prossime
ad arenarsi carcasse di mammiferi marini, sono
pericolose a
causa dell putrefazione, minano
ab imis la balneazione terapeutica dei
nostri
bambini. Risoluti, per questo motivo abbiamo assoldato
una
flotta moderna di baleniere, usano esplosive
palle dum dum, penetrative,
accelerano l'opera
ecologica di sterminazione. Solo alcuni
timidi
rettili sprovvisti di anima, ricorda, possederanno
la terra, e
spore atte alle terribili temperature.

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