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Ivano Mugnaini |
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Nato a Viareggio nel 1964. Laureato in Lingue e Letterature Moderne presso
la Foacoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa,
con una tesi sull'utilizzo e sulle differenti riproposizioni della
cosiddetta "revenge tradiction" in alcuni tra i maggiori drammaturghi
inglesi del periodo elisabettiano e giacobiniano. Ha partecipato a corsi
post-laurea, masters e seminari, imperniati sia sullo studio linguistico
che sull'analisi semiologica, organizzati da Università italiane e
straniere.
Autore di racconti premiati o segnalati a vari Premi, tra i
quali: Premio "Eraldo Miscia - Città di Lanciano" (Pres. Giuria
Vincenzo Consolo); Premio "Casentino" Poppi (AR) (Pres. Giuria Giorgio
Luti); Premio "Il Molinello" Rapolano Terme (SI) con (pubblicaz. su
antologia); Premio "Umberto Saba" Trieste (con pubblicazione su antologia;
Premio "Boccadasse" - organizzatoi dalla rivista "Il Grillo" (MI); Premio
"S. Margherita Ligure" F. Delpino (GE); Premio "Cinque Terre" (SP) - "Il
Prione" (SP); Premio "Città di Pomigliano d'Arco" (NA)...
Vari
altri racconti sono apparsi su antologie o pubblicazioni curate dai
curatori di Premi e manifestazioni culturali, tra cui: Premio "Jean Monnet"
(GE); Città del LIbro (TO); Premio "Padus Amoenus"....
o su
riviste letterarie: "Alla Bottega" (MI); "La Clessidra" (AL); "La Nuova
Tribuna Letteraria" (PD); "Punto di Vista" (PD) e avarie altre.
Ha
pubblicato la raccolta di racconti dal titolo "La casa
gialla".
Vari premi e segnalazioni ottenuti anche come autore di
liriche e raccolte di poesie, in numerosi concorsi tra i quali: Premio
"Eugenio Montale" Sez. Inediti Italiani (Pres. Giuria M. L. Spaziani;
Premio "Lerici-Pea" Lerici (SP) (con pubblicaz. su antologia); Premio
"Fiorino d'Oro" - Centro Cult. Firenze-Europa (con pubbl. su antol.);
Premio "Ada Negri" Godiasco (PV); Premio "La APoesia dell'Anno" (indetto da
"La Nuova Tribuna Letteraria"); Premio "Aspera" MI); Agenda Poetica" de "La
Clessidra") (AL); Premio "Parole" (Fi); Premio "Penisola Sorrentina" (NA)
...
Presente in liriche e brevi sollogi su selezioni antologiche, tra le
quali: Antologia del Premio Europa (MI); Scrittori Italiani del II
Dopoguerra - Guido Miano Editore (MI); Poeti Italiani nel Mondo (Ital.
Tedesco) - Book Editore (BO); L'Anima della Poesia - Book Editore (BO);
Verso Fine Millennio - Lisi Editore (TA)...
Ha pubblicato la silloge dal
titolo "Controtempo". Collabora con
racconti, liriche e saggi arivister letterarie e culturali.
Solo il soffio
il velo sonoro del tempo
che sfiora orecchie
stordite
da stagnanti silenzi
rimpiangerò
davvero
quando
conscricchiolio breve
la mano beffarda
del
buffo sicario pietoso
serrerà l'ultima porta
spalancando
all'anima
le lande brulle
di un luminoso, anodino vuoto,
solo il
soffio del vento
non discorsi e sentenze
sagge catene di
fonemi
legate ai polsi della vita
appese al collo di libere
pulsioni,
non frasi irritate o irridenti
di ringhianti
arringatori
che sferzano la pelle morbida dell'armonia,
solo il
soffio del vento
rimpiangerò quel giorno
assieme al ricordo di
una voce
o alla voce di un ricordo
che è diventato
vento
forse per colpa mia.
Se ti rubo un pensiero
se stendo il collo, beato,
sulla lama spalmata
di nutella
del tuo coltello preferito,
se mi aggrappo al lembo del
cappotto
che si aggancia, ansimante e innamorato,
all'acciaio
scattante della tua portiera,
se mi intrufolo sorridente
nella piega
del cuscino che separa
le spalle soffici della tua
sera
dall'abbraccio sconfinato del mattino,
se scavalco furtivo la
cornice
e attraverso danzando l'azzurro ed il rosso
di istanti e di
sogni non miei,
ti chiedo perdono, e ti porgo
occhi bassi, labbra
serrate
e polsi nudi e appaiati;
ammanettami, ti prego, lo
merito,
e chiudimi dentro di te
fino al giorno in cui il caldo
dell'inverno
scioglierà la neve e il gelo dell'estate.
C'è qualcosa di folle nell'estate,
i suoni si impiccano a corde
invisibili
oscillando nell'aria per attimi eterni,
come occhi
sbiancati di placidi eterni,
come occhi sbiancati di placidi
sicari
come lingue spezzate in ghigni irridenti.
C'è qualcosa
di falso nell'estate,
come un avela lontana bevuta dalle labbra
di un
apatico, anemico orizzonte,
come un silenzio sdraiato sulla sabbia
in
mezzo agli sghignazzi della gente.
C'è qualcosa di vero
nell'estate,
il sangue caldo e vivo di una nuda illusione
che corre
verso un luogo, un senso ed una meta,
la salmastra sorpresa di un'onda
anomala e leggera
perlata di un ebbro riflesso di speranza.
Fino a dove è lecito scavare
nel molle midollo della
vita,
quali tenui tessuti
è concesso sondare
con puerile
insistenza,
dentro quali profonde ferite
infiggere
occhi
freddamente curiosi
con ottusa invadenza,
in quali rughe di
volti
solcati dal pianto
scagliare semi di sguardi
di arida
indifferenza?
No, grazie, vi lascio le risposte
e i ragionevoli
discorsi
sulla virile freddezza
di fronte al volto veritiero
della
cruda realtà;
se questo è coraggio
ditemi solo fino a
dove
fino a quando bisogna fuggire
per poter essere accusati di
viltà.
Certi giorni vanno uccisi
sgozzati
con la lama
gelida
di un
sorriso,
o soffocati
mentre fingi
di accarezzarli
con sagge
parole
sui colli rasposi
e raggrinziti
da usurai.
Certi giorni
vanno uccisi
come certe luci
come certi baci.Sì, uccisi,
annientati,
in nome della legittima offesa
della mente
che
schiaccia il presente
con un pugno nocchiuto
contro l'angolo
più buio
di un vicoletto
cieco,
per riuscire ancora
a
vedere,
tra un muro marcio annerito,
un lampo di sole
un seno
e
un beffardo sorriso
sfacciato
affacciato sul vuoto.
Più liscio, più piano
diventare
fruscio pigro di
ramo
carezza lenta di brezza
umida di nuvole vele
dense di liquido
vento
parole
immerse nel sale
di flutti lenti sospinti
da muti
misteri di correnti
provare
ancora ad annegare
o a far
riaffiorare
fragili
relitti di esili esistenze
su solidi
lidi
felici
di madidi scogli
e spiagge sconfinate
immense
distese assolate
di umane, vitali
incoerenze.
Vibravi
brioso
isterico
radioso
attorno
al
lucente
lampadario
brillante
diamante
di purissima vena
per
te
trappola
abbagliante
di denti di iena;
hai lottato
le
ali
frenetiche
infrante
dalla frusta
fatale
della
luce,
un ultimo
fremito,
il trionfo
di un
fragile
breve
abbraccio
finale,
poi la resa
felice
al
calore
mortale.
Rivoli chiari
su rughe di isterico asfalto
irrorano colli irti e
rasposi
solcati da artigli di sabbia
taglienti e
insistenti,
sfiorano lisci declivi
screziati di corallo
di fragili
rossori
ed esuli sospiri,
colano caldi
quieti, lenti
gelidi,
turbinosi
su labbra rigide
aride, stoppose,
solchi
screpolati
sterili di sorrisi
che s'aprono sorpresi
a quell'acqua
preziosa
e pietosa
che scende sui visi
da nuvole gravide e
stanche
non da distanti paradisi.

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