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Valter Lucchi |
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E' nato nel 1957 a Montese in provincia di Modena. Ha studiato presso la
facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna,
laureandosi al DAMS indirizzo Arte, frequentando altresì la scuola
libera del nudo dell'Accademia di Belle Arti. Attualmente vive a Bologna
dove insegna Storia dell'Arte.
Ha pubblicato delle poesie tratte dalla
raccolta Volo radente su varie riviste: 'Danae ' 1990,
"Offerta Speciale" 1991, "Groucho & Harpa" 1993,
classificandosi 3ƒ nella seconda edizione del premio "Ignobel".
Inoltre
ha scritto una raccolta di racconti brevi, ed ha al suo attivo due mostre
personali di pittura (1990 e 1991) presso la Galleria degli Artisti di
Prato.
Sdraiato sopra il divano ascolto
il sangue cantare dentro le mie vene.
Fuori, sulla strada polverosa,
i ragazzi lanciano nel cielo grida
di vittoria cavalcando bianchi cavalli
dalle froge d'argento.
Osservo le crepe rincorrersi
sull'intonaco assopito delle pareti.
Gli emisferi, tagliati da parabole
di stelle cadenti, s'espandono
vertigionosamente verso nuovi mondi.
La bella signora si slaccia le vesti
contenta d'avere qualcosa da fare,
ma la morte avanza incalzante
da dietro le porte socchiuse.
Mentre provo a svelarne il mistero
la forza della vita scorre
al di là del mio pensiero.
Sui confini del bosco
il gufo caccia il topo grigio,
fino all'alba s'ode il battito
metallico delle sue ali impazzite.
Il pianto d'un bimbo taglia l'aria
in minuscole stelle filanti.
1.
Attesa.
Attesa e nervoso.
Attesa, nervoso e impazienza;
senza pensare, senza.
Meno male ch'è arrivato!
Sempre in ritardo!
e poi aumentano il biglietto.
Salire, sedere, guardare.
Silenzio, silenzio, silenzio.
Che bella donna!
Impulso magnetico,
nodo di fuoco.
Porca ti scopo!
Rigido, rigido, rigido.
Ha l'anello da sposa
l'incantevole signora...
Muro, muro, muro.
Ma cosa vuoi vecchio?
La morte già segue i tuoi passi.
Io, io, io,
ego, ego, ego.
2.
Solitario, disteso sul limite
terrestre del mondo, m'osservo
perso nell'immensità dell'osceno
alla ricerca del centro del sogno;
dentro ai riflessi screziati dell'acque
marine, dove risuonano echi
di lontananze inviolate dall'uomo;
nel profilo di perla che la nube
posa leggera sulla profondità
dell'azzurro; ed ancora, straniandomi,
nella curva elegante disegnata
dalla conchiglia che rotola rapida,
smossa dall'onda che frange spumando.
Odo la voce bianca del silenzio
percorrere la crosta delle cose;
penetrare all'interno riempiendole:
trasmettendo la sacra vibrazione
alla pietra,
alle alghe, al volo ampio
dei gabbiani, alla linfa che trasuda
dalla scorza dei pini sempreverdi.
E' un attimo, s'emerge dall'oscuro
fondo il ricordo di vite passate:
inseguendo la traccia scattante
del cervo; lottando coi lupi;
possedendo le donne. Poi la notte
osservare la volta del cielo.
Il mistero aleggiava intorno ai tuoi passi:
insondabile, pulsante mistero.
Oggi il sapere è frenato colmando
i baratri e ostruendo le arterie.
Continuamente accumuliamo rifiuti:
scorie maleodoranti
le verginità incrostano.
Disseppelliamo il coraggio della tigre!
Tempesta urla! Vortica
uragano!
Detergete lo specchio del lago!
Allora forse l'aria, fatta chiara
e trasparente, non s'opporrà al passaggio
consapevole della luce.
3.
Sono seduto a un tavolo rotondo
con al centro un cesto di frutta
di porcellana. Cinguettio d'uccelli.
Gioia. Radiosità. La luce dilaga
sulla strada; vaste ombre azzurre
i palazzi e le case proiettano:
sono massici e importanti castelli
di pietra che racchiudono forze
brutali e guardinghe. Le persiana
dai terrazzi mi guardano attonite,
abbagliate dal sole. Un boato cresce, culmina, diminuisce;
ricresce, riculmina, ricalca.
Tre, quattro, cinque volte
ed infine si spegne: come un palpito
un aereo è passato. I passeri
gorgheggiano nell'afa del meriggio,
dialogando. Voci indefinite, brusii mi giungono dalle abitazioni
vicine: le poche persone rimaste.
Qualcuno mette in moto una macchina.
Gira la chiave più volte. Poi l'auto
borbottando s'allontana. Dopo alcuni
istanti un'altra auto arriva. Si ferma.
Sbattere di sportelli; e frasi
che salgono i gradini d'ingresso.
Parole piene, pigre, rilassate
attraversa lo spazio fra me e la tenda,
che si muove diafana agli aliti
di vento. Una farfalla svolazza
sopra una siepe. Seguo il suo incerto
volo finchè scompare. I gerani
ardono intensi ingravidando
di un brulicante vuoto il mio pensare.
Ritorno al libro posto bocconi,
per tenere il segno, sul tavolo.
4.
Volto slavato riflessi di vetri
Volto slavato riflessi di vetri
cinturino d'orologio la croce
rosa fucsia focalizza lo sguardo
graziosamente t'attorci leziosa
il seno sobbalzando parte lieve
la mano e il pennello traccia di blu
l'attesa quadrettata e silenziosa
alzi le ciglia chiara trasparenza
alleggerisce ed un cerchio di luce
ruotante intorno al cranio evanescenza
gesti pregnanti ed ineluttabili
evocano il mistero ineffabile
la massa d'oro dei capelli freme
vaporoso respiro d'eternità
una fosforescenza nella notte
era la donna che dianzi inseguivo
malinconica fantasia od ombra
delusa d'erotismo sei gravida
come una suora davanti alla croce
le femmine ora respirano ansanti
il sangue pompa la forza seminale
energia compressa l'eruzione
del vulcano e il balzo della tigre
affondo zanne ed artigli feroce
penetrandoti mi dissolvo dentro
di te consumandomi fuoco e lava
tempestano il tuo sesso voragine
m'inghiotte famelico cannibale
ritorna con la parola che scambi
la sicurezza e la falsa certezza
di questa costruzione immaginaria.
5.
Ritorniamo verso l'inutile!
Ritorniamo lì per gravitare
intorno alla nascita,
alla morte e al desiderio.
6.
Sfrondare le parole
dal vuoto significato
del loro incatenarsi automatico,
questa è la mia aspirazione
o Musa, da cui attingo
i miei docili versi.
7.
Mi piace quando leggo camminare
tuffando gli occhi, pesci luccicanti,
fra nere righe cariche di senso.
Rapido il sangue sento circolare,
e ad ogni passo che mi porta avanti
spazio t'allarghi, tu diventi immenso!
E più penetro addentro e più io penso,
perchè ogni respiro immantinente
reca un pensiero nuovo alla mia mente:
pensieri ardenti e profumati,
pensieri acuti, pensieri snelli,
grandi pensieri agili e ribelli.
8.
La foglia si muove
muovendo l'anima:
e sento la forza del vento
amplificarsi in un comico respiro.
Staccato dalla foglia,
sganciato dal vento,
mi vedo dilagare
nel puro spazio infinito.
9.

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