Sommario
- Infiniti
Infinito
- (per Marcel
Duschamp)
Infiniti
Infinito
bandire
l'io dai versi e dalle rime,
pronomi nuovi e inusitati usare
per
cogliere momenti inconosciuti
nel rapido fluire delle
cose
indifferenti alla presenza o meno
dell'autoproclamatosi
signore
dell'infinito cielo e dei suoi
grumi
.
..e poi ...
cadere proprio quando il cielo azzurra
e limpide
cortine di foschia
rivelano, spettacolo tremendo,
un orizzonte
ancora vago e scuro
nascosto da pesanti velature
agli occhi ingenui
e stanchi
di pallidi primati
neonati al mondo e già
sfiniti
dalla vile tirannide mostruosa
degli invadenti ormoni
onnipresenti
...e poi, di nuovo ...
cadere proprio come corpo
morto
cade, nell'antinferno silenzioso
di coatti amplessi
rancorosi,
all'infinito riprodotti senza storia
per ancora
riprodurre all'infinito
i pallidi primati già
sconfitti
nell'impari battaglia contro il cielo
indifferente al
tutto e al
niente,
 
;...sognando di ...
correggere gli appunti di una vita
ancora
scritta in brutta copia
prima che il petulante professore
raccolga
i frutti dolorosi
di labirintici pensieri
perduta tra le siepi
insormontabili
di bosso eterno e verde,
ostacoli innocenti sul
cammino
di esseri sicuri solamente
del proprio eretto incedere nel
mondo
.
..cercando di ...
seguire l'usta lungo impervie piste
nascoste
nella nebbia fraudolenta
dell'arrogantemente razionale
pensieri
occidentale
cercando, con la calma disperata
di chi più
nulla ha da giocarsi
alla roulette lucente delle stelle,
nuovi
orizzonti e sconosciuti mari
solcati già con limpido
terrore
da occhi e menti perduti nell'oblio
del nero pozzo del
tempo
sconosciuto
&
nbsp;..fino a ...
gettare in trasparenti pattumiere
avanzi di
ipotetiche battaglie
perdute ancora prima di iniziare
a mulinar
fendenti e chivar colpi,
temendo il sangue ed il dolore acuto
dai
giochi della vita
procurato
&nb
sp;...quindi ...
rinchiudere nel grembo di una mano
fiamme
puerili di passione
senza badare al crepitio fumoso
di pelle
consumata dal calore,
tormento gelido agognato
per trasformare in
anima pulsante
fibre di vita prossime
all'oblio
&nb
sp;...per poi ..
portare a compimento l'intenzione
di vivere
la vita nonostante
gli insulsi trabocchetti a tradimento
scavati
nottetempo dai folletti
per rigettare nella selva
oscura
vagheggiatori on,irici di
luce
..
. e ...
non dare per scontata neanche l'ombra
che oscura il
grigio fango delle strade
quando a ponente l'orizzonte arrossa
ed
un tremore antico e sconosciuto
sale dal ventre all'impaurito
cuore
e poi più su, verso l'inferno nero
delle caverne
inesplorate della mente,
deposito segreto di
nequizie,
d'incandescenti immagini e d'immensi
stranieri arcobaleni
deliziosi
&nb
sp;...e dopo ...
pensare al mondo come ad un crogiuolo
in cui
gettare senza alcun rimpianto
dolori immensi e piccole
ferite
perché si fondano con il calore
dimenticato dalle
stelle buie
nel cuore fangoso del sasso
vagante per caso o per
legge
nel gelido vuoto del
cielo
.
..provando finalmente a ...
ammettere l'errore ed il suo
danno
quando l'orgoglio invece correrebbe
a raccattare trite scuse
idiote
raschiando il fondo marcio del barile
dell'infallibile
paradiso terra
dalla boriosa falsa sicumera
di una formica che
grida all'elefante
solo perché è sicura che la
voce
in un brusio dalla distanza trasformata
la quiete immobile del
pachiderma
sdraiato al sole non
disturberà

Sommario
(per Marcel
Duchamp)
Azzurri
cromosomi forse specchi
in cento e mille pezzi rotti semi
degli
ancestrali incesti consumati
tra le buie lenzuola illuminate
dalla
luce annerita delle stelle
ancora inesistenti nell'inutile
girare
su se stesse intorno al nodo
che solo acquista senso
nell'altrui
parassitario esistere del nulla
tragico ossimoro nero
specchio
ricomposto infine all'incontrario
dal dadaista guitto
dalla bella
Rrose e dal cesso
* * *
Terra di nebbie
l'anima svuotata
dagli artefatti affanni della vita
affastellati
come rami secchi
sul limite del nulla di un camino...
* *
*
... ed ammaliato dai miei luoghi estremi
con dita stanche
scorro geografie
antiche com'è antico l'animale
nascosto nel
frammento dello specchio
rotto dal dio nel buio primordiale
per
triste invidia,
per imbecillità
* * *
Strani
spiragli intessuti di luce
spalancano visioni sanguinose
su immensi
baratri di candidi vapori
gonfi di gemme di rugiada
per gli
assetati becchi silenziosi
dei neri uccelli padroni del
vuoto
Brucia la roccia gelida al contatto
delle inesperte
dita martoriate
dale taglienti lame di dolomia,
fragili ossa senza
memoria
di antiche vite perse solamente
per costruire torri e
desideri
Ed anche la pupilla brucia offesa
dalla tagliente
lama di metallo
dell'impietoso sole indifferente
al comico
arrancare doloroso
alla ricerca dello strano passo
che porta al
nero mare sconosciuto
* * *
L'incanto di un girdino, o
l'illusione
di un ordine perfetto e illuminato
da luci artificiali
predisposte,
con la perizia di un abile artigiano,
per mascherare
crepe e buchi neri
dell'umida scadente costruzione
spacciata con
malizia per eterna
dai servi degli dei, d'oro togati
* *
*
Quadrare il cerchio dell'esistenza intera
truccando i dadi
al tavolo da gioco
ed imbrogliare ancor di più se
stessi
scrivendo versi inutili e noiosi
gettati come fiches
indifferenti
sul verde panno polveroso,
sapendo, non volendo, di
sapere
che l'avventura sapida d'amore,
o il vino tracannato in
compagnia
in lunghe ore d'ozio e di piacere,
non fanno d'una vita
un'emozione,
fanno soltanto giungere la sera
* *
*
Come anguille avvitarsi su se stessi
dll'amo catturati
dell'ignoto
profondo pozzo aperto, nero buco,
marcia sentita
fetida
di topi brulicante, di pensieri
gettati con ribrezzo
nell'oblio
del non voler vedere, del cercare
possenti religioni,
scuse meschine,
per non aprire il buio boccaporto
respinti e
attratti - tremendo gioco -
dal conturbante puzzo di
straniere
oscure familiari sensazioni
* * *
Il mondo
riportare al grado zero
per cominciare nuovamente il gioco
con
mazzi sigillati e giocatori
dell'arte del barare ignari,
sperando
solo che le carte, questa volta,
con equità si ammucchino
preziose
davanti agli occhi chiari
del pubblico curioso e
numeroso
* * *
Ovviamente va vista nel
contesto
di un sempre uguale scorrere del tempo
la lamentela che
sbdola accompagna,
come flebile guaito fastidioso,
il comico
percorso della vita
trascorso con il naso all'aria
scrutando degli
dei le ombre,
senza neppure avere l'accortezza
di abbassare gli
occhi qualche volta
per non schiacciare con il piede
incerto
minuscoli frammenti di esistenze
consce soltanto del
pulsare
di rossi umori e verdi clorofille
nel fragile equilibrio
cristallino
di capitali ingenui e monde vane
* *
*
Nel silenzio del mondo incanaglito
tradurre e ritradurre
antichi segni
per ritrovare dimenticate vie
segnate con pazienza
tra le selve
da ere di passi cadenzati
solo dalla paura e dal
bisogno
di credere che il cielo non si rompa
ad ogni rombo che
sconquassa il mare
* * *
Urgente il sole
squarcia
notturni velami di petroli
L'affanno opprime il
petto
ansioso di trovare ancora
il battito leggero e
doloroso
del sangue nelle tempie
E il terrore riposante della
notte
cede malvolentieri il passo
al finto vero vivere di
luci
sul fango casualmente proiettate
da miopi stelle
indifferenti
* * *
E qunado (e se) mi
accorgerò
dell'inutilità di fare
giri convulsi
intorno all'ombelico
del mio sentire inconcludente,
potrò
guardare il mondo col piacere
di cogliere in un lampo
l'universo
nel piccolo granello fastidioso,
tra suola e piede per
caso capitatao,
grigio granito primordiale
venuto a ricucir lo
strappo
tra il botto primigenio e l'arroganza
del tronfio eretto
pitecantropo,
illuso signore di un mondo ormai stanco
di perle dal
fondo del mare
* * *
Quando in quel tempo
consumato
come monete lanciate troppe volte
in uteri meccanici, in
un lampo
ritroveremo la forza del ricordo
levigato dall'onda dei
minuti
trascorsi inarrestabili nel flusso
di nere vibrazioni
musicali
saluteremo insieme il sole e insieme
imboccheremo la
luminosa via
verso l'oblio dei sogni e della vita,
incontro alla
serenità del niente

Sommario
data
inizio 25 novembre 1997