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Maria Teresa Borghi |
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Sono nata nel 1958 a Castelfranco Emilia dove abito e lavoro. La mia
attività"poetica" è innata e sin dalla adolescenza scrivevo
"versi" e "poesie" spontaneamente sulla base di impulsi emotivi dettati da
emozioni, dalla gioia al dolore, e appunto perché nasce da una base
spontanea la mia attività poetica è discontinua e non curata
tecnicamente come dovrebbe. Osservo il quotidiano in un bisogno naturale
che mi spinge ad esprimermi attraverso la scrittura. Le esperienze di
"socializzazione" che ho avuto sono le seguenti:
Partecipazione al 2. Concorso Nazionale di Poesia Danae 1992, selezionta
con la poesia "Il cortile".
Segnalazione al Premio di Poesia "Città di Firenze"
1996:"Validità essenziale dei suoi testi ci è parsa la grande
capacità espressiva (Giudizio inappellabile del Comitto presieduto
da organi competenti).
Pubblicazione della poesia "Il Cortile" sulla Antologia di Poesia e
Letteratura Danae n.6/7, 1992.
Recensione nello spazio "L'ora di scrivere" sulla Rivista Storie, 1994 -
"Lavori che vanno dal piacere dell'essenzialià, al lucido lirismo,
per approdare ad una ben calibrata ironia. Una autrice che, apparentemente
indifferente, sa però gestire bene l'oscillare fra diversi percorsi
narrativi".
Premio Speciale - Premio Letterario Internazionale SELEABRUZZO, 1988.
Collaborazione e pubblicazioni su "Libera, Giornale dei Libertari
Autogestiti Modenesi".
Pubblicazione su la Rivista GREEN.
Segnalazione 1 Premio Nazionale di Poesia "STUDIOSUS LITTERARUM"
Pubblicazione su Antologia "Poeti e Novellieri Contemporanei", 1990, della
Silver Press.
Se tiro i lacci, delle scarpe,
si spaccano e il piede che poggia al cuore
mi getterà lontano;
il rumore ha inizio da una leggera peluria
ingrossa, poi, i canali del cervello;
le ascolto le pietre
rotolare nel deserto;
avevo la fronte
imperlata dal sudore
ma la notte fresca mi passava
la sua mano leggera,
affinché la luce avesse inizio...
1.
A condurre l'orlo dei miei pantaloni
a sfiorare il dorso curvo dei fili d'erba
fuori la notte
dopo gli ultimi quartieri,
erano compestri i passi
e la frenetica idea di una goccia
al lato del labbro che scende
lucida e sottile;
i fari fanno a fette il buio
illeciti, frugano i boschi, le cui fronde
ingannate, non più sussurrano nelle orecchie spaccate
delle genti.
2.
- 1 -
su una panca la solitudine carogna
la lavora dentro
pulendole le ossa;
gli azzurri si combinano insieme e ne sposano l'aria;
la sua acqua fa cedere i ponti e filtra i pori
di polverosi argini
- 2 -
Quello che scrivo dopo un pò sa di cioccolato
andato a male!
Ma/però/le punte delle stelle ti si sono
appiccicate alle dita
- 3 -
Le persone dilatate fanno specchio;
le accompagno un tratto,
a recitare, scivolose, i rosari che sgranano,
con dita nodose, passate sotto ore di lavoro
e di bucato che rovinano la pelle,
hanno la gente semplice,
tesa come garza leggera dove passa aria fresca...
3.
...seduta su di un riga bianca i cieli
scendoo bassi a sfiorare le tempie;
rugide appese ai labbri mormorano parole
consentite dal mio cuore, ma i piedi, dolenti,
pedalano gli aeroplani di carta che lasciando l'ombra
al suolo............
4.
porti scuri/
le cui onde cullano,
barche migratorie/
che il rumore mi porti via!
Dannatamente via da qui!
Battono forti colpi, nell'aria vivace,
le punte dei fazzoletti, rossi/
5.
Lungo l tua pelle faccio scivolare fiato caldo;
se apri quello sportello salgo e ti scaldo;
ma non schiacciarmi ferro tra le dita;
sono freddo
puro spigolo vivo, le lamiere che sottraggono
la speranza al volto.
6.
La notte è fatta per dormire!
o
per scopare!
Non so,
dimmelo tu!
Io ho la testa piena di fili di paglia,
secca.
7.
... mi si è inceppata la testa
TAC!TAC!TAC!TAC!TAC!TAC!TAC!TAC!
il cervello non produce più suoni
(né onde)
si è bloccata l'uscita di sicurezza!!!!
eppure il più misero amplesso è preferibile
(a volte)
alla solitudine che di lato riposa.........
8.
Le due labbra sono di lucido rosse/
del resto non posso farne a meno/
e la sera/ dopo l'amore/ la luce gettata sulla tua faccia
ne discende i contorni.
9.

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