Illustrissimo
signor mio. Hogi siamo stati in concistoro per
la risposta de quanto
proponessimo ne l'altro proximo passato a la
sanctità de nostro
signore et al sacro collegio di cardinali in
nome de la maestà
christianissima, la quale risposta è stata
honesta e conveniente, et
ancora honorevole per la maestà sua,
imperoché sua
sanctità, la quale al mio parere se dimostra
assai e più
disposita dil passato, rispose che molto gli recresceva
la venuta del re de
romani per l'interesse de Italia, et che lui non
manchava né
mancharia adcioché l'havesse a restare, et per
questo effecto sua
sanctità haveva mandato in Allemania legato
Sancta Croce. A la parte
poi de l'imputatione date a sua maest&ageave;
christianissima per el
predicto re, che sua sanctità nulla ne
credea, viceversa offerendosi
ad epsa maestà d'ogni opera e potere
de Sancta Chiesa, cussì
como sua maestà si era offerta a sua
sanctità cum parole
tutte amorevole et humane, demonstrative
d'altra e megliore inclinatione de
la prima, di che per le altre mie
precedente advisai vostra excellentia.
Posto silentio sua sanctità,
parlò monsignor reverentissimo
de Napoli (1), como decano di epso
collegio, et in nome di quello
refferendo pur in eadem sententia, e molto
honorevolmente per la
maestà christianissima, comprehendendo per
questo sua
sanctità meglio disposta como ho dicto, sia
perché forsi
intenda le cose d'epsa maestà procedere
più votive cum
venetiani, o sia per sua bona natura. Il tutto,
continuando in adviso del
sucesso qua, mi è parso notificare a
vostra predicta excellentia, la
quale noviter prego se digni advisarmi e
respondere, per quanto gli scripsi
ne l'altra mia, de l'instantia me ha
facto monsignor reverentissimo de
Vulterra, se la delibera compiacerlo,
poiché ne sta desideroso. Non
mi occurendo altro per hora, se non
riccomandarmi in sua bona gratia. Rome
XXVII augusti MDVII. Servitor
Albertus Pius de Sabaudia Carpi etc.
(1)
Oliviero Carafa, arcivescovo di Napoli e cardinale dei Santi Pietro e
Marcellino.