Ripercorrere la vita avventurosa di un grande diplomatico, principe di un
piccolo Stato nell'Italia del Rinascimento, è l'intento di questo
volume.
Il Rinascimento popolato di grandi artisti e dotti, papi, re e
imperatori rivive con le sue grandezze e i suoi orrori negli occhi del
nobile Conte del libero "Stato di Carpi".
Le vicende di
Alberto III Pio (1475 - 1531) si intrecciano con quelle di re di
Francia, Papi e Imperatori, oltre che con quelle dei suoi "vicini",
i signori di Mantova e Ferrara.
IL principe di Carpi è testimone
in prima persona dei maggiori avvenimenti del suo tempo: dalla calata dei
francesi di Carlo VIII e Luigi XII alle guerre di papa Giulio II, dalla
Lega di Cambrai al grande sacco di Roma del 1527.
Grandi personaggi del
Rinascimento, che contribuirono allo splendore dell'Italia, si susseguono
negli avvenimenti descritti e accompagnano la vita del protagonista.
Questo libro presenta la figura di Alberto III Pio di Savoia, ultimo
signore di una Carpi autonoma e sovrana, in parallelo con gli avvenimenti
del suo tempo ed in particolare del suo piccolo Stato.
Il Pio fu uno dei
piccoli feudatari confinanti con il ducato di Ferrara, ma al contrario
della maggior parte di essi, non accettò mai di trasformarsi in un
cortigiano, e per tutta la vita lottò per mantenere il possesso
della sua contea. Temprato dalle lotte giovanili, per vedere riconosciuti i
suoi diritti su Carpi, il Pio riuscì, grazie alle sue doti, a
entrare nel mondo della grande politica internazionale, divenendo un
potente diplomatico al servizio di due re di Francia, di un imperatore e di
quattro papi.
Alberto non fu solo un grande ambasciatore, ma anche un
uomo del suo secolo: un fine letterato e umanista, infatti fin da piccolo
ricevette una preziosa educazione classica sotto l'egida di Aldo
Manuzio e sotto la tutela di quel grande letterato che fu lo zio
materno Giovanni Pico della Mirandola. In gioventù
frequentò dotti e insigni professori, divenendo intimo di molti di
essi, che in seguito lo onorarono della loro presenza in Carpi, facendo
così della città una piccola ma importante corte
rinascimentale. Anche quando le vicende della sua vita lo condussero sempre
più lontano dalle sue terre, nella Roma papale, il suo mecenatismo
si manifestò apertamente e il suo palazzo divenne un ritrovo
frequentato da alcuni dei più importanti uomini di cultura del
tempo. Anche da Roma non dimenticò mai Carpi, cui diede un grande
sviluppo edilizio e quindi economico, ristrutturando i vecchi borghi,
rinsaldando le antiche mura e costruendo chiese e conventi: per questo
sotto la signoria di Alberto Carpi toccò il massimo dello
splendore.
Come umanista coltivò l'amore per la cultura e sempre
si impegnò nella ricerca e nella divulgazione di opere classiche,
tanto che nella mestizia dell'esilio parigino degli ultimi anni lo studio
fu uno dei pochi conforti. In quegli anni, prostrato nel fisico e nel
morale da una vita intensa che ormai volgeva al declino, si
interessò anche di teologia, impegnandosi in un'aspra controversia
con Erasmo da Rotterdam, conosciuto in gioventù a Venezia, in
difesa dell'ortodossia scolastica cattolica, di cui era sempre stato un
difensore, in particolare dopo le condanne papali di alcune teorie dello
zio materno.
Questi aspetti di teologo e di umanista sono quelli che
più hanno colpito gli studiosi, e per questo sono stati maggiormente
approfonditi, ma l'intento del volume è un'altro: quello di dare un
contributo a una biografia politica di Alberto Pio, che manca, e per questo
si è cercato di focalizzare l'attenzione in particolare sulla sua
attività diplomatica, trattando quindi solo marginalmente gli altri
aspetti della sua opera e della sua vita.
A conforto di questa ricerca storica sul personaggio "Alberto III Pio"
è stato trascritto e pubblicato l'intero carteggio con la
corte di Mantova negli anni 1506-1511; anni cruciali per la storia
d'Italia.
La seconda parte del volume è infatti costituita da 107
lettere, di cui 88 trascritte per la prima volta, lettere che sono fonte di
grande interesse sotto molteplici aspetti: per la biografia del Principe e
per le questioni diplomatiche e militari, per gli aspetti culturali,
sociali, di costume e, non da ultimo, per l'uso della lingua: l'italiano
del 1500.
Pubblichiamo la lettera del 27 Agosto 1507, da Roma.