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Intervista realizzata dalla giornalista Anna Pedrini impegnata in una serie di servizi a sfondo culturale dedicati ai pittori di Carpi per il quotidiano il Resto del Carlino.
Quello che segue è il testo integrale dell' intervista realizzata nel mese di luglio del 1993.
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Da Piazza Garibaldi si vede il Duomo!
L'amore-odio di un artista difficile per la sua città adottiva.


Anna Pedrini: Cosa significa arte oggi ?

Sergio Capone: Significa testimoniare con la propria unicità l'uno irripetibile della natura; amare questa qualità intrinseca che è ovunque volgiamo lo sguardo e comprendere in tal modo che il bene e la verità non sono sempre la stessa cosa.

A. Pedrini: Come ti definiresti, come artista ?

S. Capone: Mi definirei un artista italiano. E come tale parto dai seguenti presupposti: la nostra società è una società complessa e in tal modo va gestita. Io ritengo che una società complessa costruisce una quantità elevatissima di Valori, Pulsioni e Informazioni e questo è il nuovo; sintetizzando questo è il superamento del novecento, cioè delle consuetudini economiche, sociologiche e politiche che lo rappresentano. Il superamento del novecento, a mio parere, equivale quindi al superamento della quotidianità come noi la intendiamo, legata cioè al concetto di "vera realtà". La vera realtà, per noi italiani è il realismo, e ne è sempre stata un punto focale. Come artista, ritengo che questo equivalga all'interazione con la realtà e la natura. Il problema è diventato quindi il superamento di questa dimensione che ritengo comprenda una eccessiva attenzione verso il tempo reale rispetto a quello virtuale probabilmente attraverso una migliore riconoscibilità che tutti dobbiamo avere verso i valori, le pulsioni e le informazioni.

A. Pedrini: Ti definiresti un manipolatore, un artista mediale ?

S. Capone: Io non sono un manipolatore, io giudico la manipolazione un prodotto come tanti e sotto questa luce la analizzo, innamorandomi soprattutto delle complicate pulsioni che permeano tutti i mass-media, anche se oggi dovremmo parlare di Nuovi Media. Operando sulle pulsioni ho realizzato vari lavori, Thanatos ed Eros ad esempio; ora devo ammettere che, soprattutto nell'ultimo anno ho dedicato più tempo ai valori che alle pulsioni, forse perchè vivendo a Carpi prima o poi è necessario relazionarsi con il forte imprinting culturale di questa città. La socializzazione.

A. Pedrini: Parlaci del tuo rapporto arte e città a Carpi.

S. Capone: Innanzitutto io parto da una posizione di vantaggio rispetto alla città, non sono un carpigiano, ma vivo a Carpi da tenera età. E sono almeno due le cose che reputo importanti quando unisco le parole arte e Carpi: la prima è sicuramente, banalmente positiva, vale a dire che Carpi è una "città". Nonostante i carpigiani si ostinino a viverla come fosse un paese. La seconda è negativa ed è verificata, vale a dire che la città di Carpi non ama Carpi. Il primo punto lo risolverei definendolo una sconfitta culturale che questa città, ha subito negli anni settanta/ottanta proprio nel momento decisivo in cui economia, sociologia e politica avrebbero potuto risolvere con successo un buon rapporto di crescita tra arte, cultura e città. La seconda è la conseguenza inevitabile del primo mancato successo, per dirla con un esempio, i carpigiani osano scrivere o se preferisci "spray-dire" stupidaggini sui muri interni del bellissimo cortile dei Pio, in Castello; oppure che in dieci anni non hanno valorizzato artisticamente piazza Garibaldi e la bellissima prospettiva che la unisce al Duomo. Ho il sospetto che buona parte dei carpigiani non si sia mai accorta che da piazza Garibaldi è possibile ammirare il Duomo. Questi fatti da soli basterebbero a raccontare un certo disamore per la propria città quindi inevitabilmente anche per l'arte. E questo mi lascia esterrefatto

A. Pedrini: Hai affrontato questo rapporto nelle tue opere?

S. Capone: Si, anche se ho sempre cercato, fino all'anno scorso, di non proporlo alla città, dato il mio pessimismo sul rapporto arte/cultura/città; mi sembrava inutile. L'anno scorso, però, mi venne chiesto di collaborare all'iniziativa "Convergenze" e mi rallegrai del fatto che all'incontro preparatorio vi erano molti giovani artisti interessati all'arte. Quindi per onesto senso del dovere mi sembrava giusto superare le mie precedenti convinzioni. Quel famoso discorso sui valori, pensai, poteva trovare a Carpi una concreta realizzazione. Il risultato è stato un buon lavoro fra artisti. Speriamo si apra una nuova pagina culturale per la città.

A. Pedrini: Ritieni che si possa vivere di sola arte ?

S. Capone: No, al giorno d'oggi non si può vivere con nessuna arte, se non quella dell'arrangiarsi, e i recenti mutamenti mi danno ragione.

A. Pedrini: Come concili la vita di artista col quotidiano ?

S. Capone: Ho il vantaggio di lavorare quotidianamente con l'informatica e questo mi consente grandi opportunità nel senso di anticipare la visione su altri mondi, virtuali e non, utilizzando strumenti quali la computer grafica, il video e i nuovi media grafico telematici; è piacevole pensare che questa opportunità per me come per altri oggigiorno è una concreta realtà. Anche se proprio non riesco ad immaginare come avrebbe giudicato questi strumenti, per esempio, un artista totale come Pasolini.

A. Pedrini: Questo riferimento a P. P. Pasolini è casuale ?

S. Capone: No, tutto il 1993 l'ho dedicato ad una mia ricerca sul concetto di valore che si è concretizzata soprattutto nella mia prima personale intitolata "Un ritratto virtuale quale espressione di contemporaneità". In questa ricerca è stato emozionante riscoprire tutta la contemporaneità della poetica di Pasolini.

 


® Fabbrica Italiana d'Arte 1995.2005