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Sergio Capone - indietro / back

Galleria Civica di Mirandola. 1993
un ritratto virtuale quale espressione di contemporaneità

foto Denni Lugli
particolare dell'installazione
2 fotografie, microfono e asta, 3 betoniere e impianto di sonorizzazione
 

copyright Sergio Capone Clip: 3 cancri contemporanei. Autore: Sergio Capone Durata: 00.24

 

Il testo originale della mostra
Un allestimento graffiante e provocatorio quello di Capone, un allestimento che non vuole rirnanere muto.
C'è finalmente il coraggio, la voglia, anche spregiudicata, di superare la patinata barriera degli anni '80 per riconfontarsi con le complicate trame dell'impegno civile.
Quella di Capone è una riflessione che sgorga dalle inquietudini sociali e politiche della storia più recente e che vuole denunciare l'ambiguità dei mezzi di comunicazione, la falsificazione dei messaggi nel sistema della declamazione e dell'oratoria televisiva tanto potente da alterare il senso della storia individuale e sociale.
L'installazione che ci propone è una macchina complessa dove ogni elemento visivo e uditivo si apre a sensi diversi e moltiplicabili. Ad un primo livello di lettura un filo rosso sembra indicare, forse come centro d'attenzione due immagini fotografiche di oratori decapitati ( senza possibilità di pensiero e parola) alle loro spalle spicca il tricolore italiano. Davanti a loro microfoni muti (uno fotografico, l'altro vero). Le fotografie paiono truccate, manomesse, ma in realtà è l'apparecchio che le ha prodotte ad essere stato manomesso. Ai microfoni muti posti davanti ai ritratti si contrappone un malore diverso in Galleria. E' quello vero della città prodotto in tempo reale da due casse amplificate e collegate a due microfoni distinti posti al di fuori della galleria. Risultato: la proposizione del malore esterno all'interno della galleria d'arte. Tutto ciò dinanzi a  betoniere immobili e impolverate.
Togliere quindi la parola all'oratore, restituirla ad una dimensione ed un tempo reale, ma anche infrangere il muro della galleria, rompere l'idea di Galleria come limbo incontaminato, luogo protetto da una perenne quarantena artistica. Essere finalmente coinvolgenti e coinvolti.

[Alessandra Anderlini. 1993]


® Fabbrica Italiana d'Arte 1995.2005