9 ottobre



 


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P I A N G O D O P O I L T I G G I'
Vorrei lanciare una proposta, magari all'ottimo curatore di Pianetapress: si potrebbe realizzare un sistema di monitoraggio dei telegiornali italiani. Non a scopi politici, ma umanitari: l'idea è quella di capire chi cerca di sostituire alle notizie, per esempio, i pianti o le urla degli intervistati, vittime o carnefici non fa differenza. E' una cosa che negli ultimi mesi mi ha colpito particolarmente, perché credo che ci sia stata un'escalation nell'uso che fanno i tiggì di mezzucci 'splatter' o da soap opera. Ma facciamo un passo indietro, per capirci.
C'era una volta Marco Pannella, che con il suo Partito Radicale aveva inventato uno strumento che ancora oggi sarebbe molto utile, anche se in quel caso era usato a scopi ben precisi e 'privati' il monitoraggio dei telegiornali. In pratica, i Radicali si mettevano davanti alla tv quando la Rai trasmetteva i suoi notiziari, cronometro alla mano, e misuravano i tempi dedicati alle interviste dei rappresentanti dei diversi partiti. Il risultato era sempre lo stesso: per ogni minuto (è un esempio, non ricordo il dato preciso) dato a De Mita e alla Dc, a Craxi e al Psi (li ricordate?), per ogni mezzo minuto dato al Pci, c'era un secondo concesso ai poveri Radicali. Qualcosa di simile aveva fatto anche 'Cuore', con la classifica delle tette e dei culi sulle copertine dei settimanali.
Più o meno con lo stesso metodo, si potrebbe tenere una statistica diversa. Per esempio, è solo una mia impressione o il TG1 (in particolare quello delle 13.30) cerca sempre più spesso di intervistare persone in lacrime? Guardiamo al recente terremoto in Umbria: oltre ai servizi 'standard' (numero delle vittime, situazione logistica e danni, numeri utili, raccomandazioni di rito), mi è parso che nei telegiornali del primo canale si sia fatto maggiore ricorso al pianto delle vittime. In generale, mi è capitato più spesso di vedere su quel canale (e sul Tg4 di Fede) la ricerca delle parole di persone coinvolte direttamente in fatti di sangue, con domande brutali fatte ad arte e reazioni che per forza erano incontrollabili: crisi di pianto o urla livide di rabbia. Più tecnico e asciutto, generalmente, è il Tg2, mentre il Tg3 continua una tradizione che lo vuole più attento degli altri ai riflessi 'concreti' di fatti politici.
Dall'altra parte, in casa Mediaset, solo alcuni slanci di Studio Aperto e del Tg4 possono eguagliare la corsa al piagnisteo del Tg1. Molto meno retorico è il Tg5: sul terremoto, per esempio, ha lasciato parlare le immagini. Proponendole, è vero, come il Tg1 con moviola e rallenty, ma evitando commenti accorati perfettamente superflui. Forse è una forma di video-sciacallaggio anche questa, non lo so. Personalmente mi sembra un modo di presentare 'documenti' 'testimonianze' di quanto accade, un po' più fedele e oggettivo, in linea con quelli che dovrebbero essere gli obiettivi di qualsiasi cronista. E in fondo che c'era da dire di più?
Alcuni amici mi hanno suggerito una riflessione che forse è valida, forse no. In pratica, secondo questa teoria il 'taglio' dei telegiornali rifletterebbe il 'target' della rete, e quindi le scelte fatte per il palinsesto. Quindi sarebbe comprensibile che un canale come Rai Uno che propone i giochi con premio sicuro per il perfetto ignorante che telefona, che propone le soap operas italiane, scelga un registro che coinvolge direttamente un'audience che si presuppone più nazional-popolare (come Retequattro, appunto). E così il Tg2, diventato rete giovanilistica sotto la conduzione di Freccero, sceglie un'informazione più snella e diretta, da fast-food, un po' come dall'altra parte fa Italia Uno. Con la differenza che i giovani spettatori di Italia Uno sono più abituati a vedere, in prima e seconda serata, muscoli sangue e sudore, film d'azione e un po' di violenza, horror e splatter. Quindi qualche maceria in più nel Tg non guasta.
Il discorso si potrebbe allargare ai funerali di Lady Diana (provate a immaginare come ogni diversa testata televisiva li avrebbe trattati), ma so che è un tasto un po' pericoloso, che le reazioni rischierebbero di essere soprattutto emotive.
Comunque sia, queste riflessioni, ovviamente assolutamente personali, vogliono essere solo uno spunto, uno stimolo. E anche, un po', l'amara constatazione che una notizia, anche la più ovvia e inopinabile, non è mai la stessa. Meditate, gente. E mandate e-mail.

Doriano Rabotti

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Anno III - Dir. Editoriale G. Sonego
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